ESSERE SE STESSI: La missione più grande - HomoIntraprendente.it

ESSERE SE STESSI: LA MISSIONE PIU’ GRANDE

  • Posted by Luca
  • On febbraio 26, 2018
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ESSERE SE STESSI: LA MISSIONE PIU’ GRANDE

  • Posted by Luca
  • On febbraio 26, 2018
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Cosa vuol dire essere se stessi, come si fa, e un esercizio per riuscirsi

 

tempo lettura 14 min.

In questo articolo sfatiamo un mito: non si può non essere se stessi. Si può però desiderare di essere differenti. Ecco da dove proviene quella frustrante sensazione di non dare il meglio di sé, cosa c’entra il tuo ego, e come riuscire, giorno per giorno, ad essere davvero se stessi.

 

Una delle sfide più ardue della vita è quella di essere davvero se stessi.

Trovare il proprio spazio vitale, il lavoro che ti valorizza, la compagnia che ti stimola, ma anche essere se stessi in amore, trovare il coraggio di fare le scelte che senti andrebbero fatte, e la sicurezza per dire e fare per davvero ciò che nel cuore senti importante per te.

Essere se stessi non vuol dire esprimersi senza riguardi né valutazioni. Quella è follia.

E non vuol dire neanche eliminare del tutto i rimorsi, i pensieri, i rancori, i dolori, i pesi o le paure della vita. Essere se stessi non vuol dire rinnegare la propria responsabilità.

Ma allora qual è esattamente il significato di “essere se stessi”? E cos’è quella frustrante sensazione di incompiutezza che a volte ci brucia dentro? Quell’alienante senso di un io limitato, che potrebbe essere, fare e dire molto di più, e che invece resta ingabbiato, relegato alla scarsità, ed incapace di esprimersi del tutto?

Una domanda esistenziale, ma tutt’altro che aleatoria. Perché dalle risposte che ti dai derivano buona parte dei tuoi comportamenti, e quindi dei tuoi risultati.

Proviamo a capirci insieme qualcosa.

 

Prima di iniziare

 

Ormai lo sai: se c’è una cosa che mi affligge è la diffusione di sedicenti guru dell’esistenzialismo che predicano stereotipi o diffondono confusione. Anche su questo argomento, ho trovato in giro di tutto: quelli che ti confondono per poi vendere il loro prodotto “magicamente risolutivo”, quelli che ti emozionano, ma alla fine non c’hai capito niente, e quelli che invece optano per consigli pratici e superficiali ad una questione che è di natura profonda, direi quasi esistenziale.

Se posso darti un consiglio: non perdere tempo…

Io desidero la verità.

Io desidero una crescita personale concreta, reale, tangibile, fatta di passi misurabili ed inconfutabili. Anche quando questa crescita è scomoda e faticosa.

Allora partiamo. Seguimi, ne varrà la pena!

 

È possibile non essere se stessi?

 

Prima di tutto prendi atto di una cosa chiara: tu sei tu, sempre.

Non è possibile “non essere se stessi”, o “non riuscire ad essere se stessi”.

Mi spiego meglio.

Dentro ognuno di noi convive un “io reale” e un “io ideale”.

L’io reale è quello che sei, quello che emerge dai tuoi comportamenti. Se reprimi una parte di te, è perché il tuo io reale ha deciso di reprimerla. Punto.

Esiste però anche un “io ideale”, che corrisponde a quello che vorresti essere.

È quella parte di te che freme perché vorrebbe avere il proprio spazio di espressione. È quella vocina che ti dice “avrei dovuto fare…” oppure “mannaggia, vorrei proprio essere/dire/fare…”.

Di fatto è l’inconscio desiderio di essere diverso, di agire diversamente, o di liberarti da alcuni vincoli, pressioni o comportamenti che non ti fanno stare bene.

Vorrei essere chiaro, quindi ti faccio un esempio concreto.

Se davanti ad una persona arrabbiata non riesci ad esprimere sinceramente ciò che pensi, allora vuol dire che il tuo vero “io”, il tuo “io reale”, è quello che in situazioni come questa si trattiene e non si esprime.

Ovvio, no? Altrimenti parleresti!

Ma dentro, invece, hai voglia di esplodere, di arrabbiarti, o semplicemente di difenderti. Questa parte di te che freme è l’”io ideale”, quello che vorresti essere, vorresti esprimere, ma che reprimi fino a zittirlo.

Ecco allora il primo punto importante da capire: a volte assumi comportamenti che creano una distanza tra ciò che vorresti fare/dire/essere e ciò che invece fai/dici/sei.

Se subisci un’ingiustizia, vorresti saperti difendere. Se fai un lavoro deprimente, vorresti avere il coraggio di cambiare. Se non hai le attenzioni che desideri, vorresti trovare un modo per cui gli altri ti ascoltino di più.

Primo assioma da comprendere per imparare ad essere se stessi:

Non esiste la capacità di “essere se stessi”. Esiste solo la differenza tra ciò che sei realmente (“io reale”) e ciò che invece vorresti essere (“io ideale”).

Il senso di oppressione, frustrazione, costrizione nasce quindi dal bisogno o dal desiderio di agire diversamente da come agisci o di essere diverso rispetto a come invece sei.


 

Quando la colpa è del contesto

 

Potresti pensare che in alcuni casi siano fattori esterni a relegare la tua vera identità in un angolino, e a costringerti invece a non essere davvero te stesso.

È il tuo partner che non ti ascolta, è tuo figlio che non ti asseconda, è il tuo lavoro che ti spolpa, è il costo della vita che non ti fa risparmiare, sono i colleghi a non volerti bene, e bla bla bla…

Niente scuse: tu puoi trovare una forma di comunicazione diversa per farti ascoltare, puoi andare nel profondo della relazione con tuo figlio per capire di cosa ha davvero bisogno, puoi cambiare lavoro, puoi cercare soluzioni per guadagnare di più, puoi provare a conquistare la fiducia dei colleghi.

Se ti lamenti del mondo esterno stai nascondendo la verità. Stai peggiorando la tua vita, senza arrivare mai ad una soluzione.

Diciamoci la verità: ognuno di noi ha un ambito in cui vorrebbe ottenere qualcosa di diverso da ciò che in realtà ottiene.

Ma l’idea che siano fattori esterni a limitare la tua libertà o a determinare la tua frustrazione è una pessima e pericolosa bugia del tuo ego.

Il tuo ego desidera proteggersi dal cambiamento. Del resto se è vero che devi cambiare, vuol dire che così “non vai bene”. E quindi il tuo ego ne soffre enormemente.

La verità è un’altra: migliorarsi continuamente è la più grande opportunità che l’essere umano ha per sentirsi realizzato, soddisfatto di sé e di ciò che ha saputo essere e diventare.

Ecco allora il secondo assioma da ricordare:

Se tendi a trovare giustificazioni esterne all’impossibilità di esprimerti come desideri, ricorda che è il tuo ego che sta parlando, frenando la tua naturale propensione a migliorarti e costruirti una vita sempre migliore.


 

Cosa vuol dire davvero essere se stessi

 

Eccoci al punto chiave.

Facci caso: le persone davvero libere e serene, quelle centrate, che esprimono amore per la vita, non si lamenterebbero mai di “non essere se stesse”.

Sono sicure, senza prepotenza. Sono disciplinate, senza estremismo. Sono stabili, appassionate, positive ed assertive.

Mentre io e te, quando cerchiamo di capire chi siamo, non siamo sicuri, né disciplinati, né stabili né positivi.

L’esistenziale ricerca di diventare se stessi, di esprimere quello che sembra essere il nostro “io autentico”, non è altro che il profondo desiderio di essere diversi da come invece siamo. Questa è la verità. E dobbiamo prenderne atto.

Ecco allora il terzo assioma da ricordare:

Senti di essere davvero te stesso e di esprimere il tuo vero io quando ami totalmente ed in modo autentico ciò che sei oggi, nella concretezza della realtà che vivi, in ogni momento ed in ogni condizione.


 

Cosa ti allontana da ciò che vuoi essere

 

Quando l’io reale e l’io ideale combaciano, sei in pace con te stesso. Quando invece divergono, si genera in te questa sensazione profonda di insoddisfazione e frustrazione.

Allora capiamo: cos’è che separa l’io reale dall’io ideale, e cosa possiamo fare concretamente per fargli fare pace?

Esistono diverse forze che possono mettere a repentaglio l’amore profondo per te stesso.

Ad esempio alcune regole ferree o convinzioni limitanti che ti sono state imposte come “leggi invalicabili”, come il bisogno di un reddito fisso o di star zitto davanti al tuo superiore arrabbiato. Se tra i tuoi desideri c’è quello di vivere delle tue passioni, oppure se credi nel valore della libera espressione, le regole ferree che hai ricevuto (“io reale”) stridono con ciò che invece vorresti essere (“io ideale”).

Lo stesso vale per le ferite emotive ricevute nel passato, come l’abbandono o l’umiliazione: la costante sensazione di “non essere degno” o di “non contare nulla” stride in continuazione con il naturale desiderio di importanza che tutti noi abbiamo.

Infine, paure ed abitudini che hai sviluppato nel tempo, come il timore di non essere accettato, di rimanere solo, di perdere le sicurezze che oggi hai, o l’abitudine a non mettere in discussione il tuo percorso professionale, a sottostare a qualcuno che ti opprime, e così via.

Se vuoi liberarti da tutto questo hai solo una possibilità: riconoscere nel dettaglio quali regole ti soffocano, quali convinzioni ti limitano, quali ferite ti annullano, quali paure e quali abitudini frenano la tua massima espressione.

Da qui puoi partire per trovare la strada migliore per imparare a migliorarti, e ad essere ciò che davvero desideri essere.

 

Superare i propri blocchi

 

Davanti alla perenne sensazione di incompiutezza, hai due possibilità: lamentarti, oppure reagire con intelligenza.

Se ti lamenti, attiri la compassione di qualcuno, ma nel lungo periodo, anche il distacco di molti. Di certo non costruisci nulla di buono.

L’alternativa, invece, è reagire con intelligenza.

Ecco cosa intendo.

Come tutte le emozioni negative, anche il senso di disagio e di frustrazione hanno una valenza importantissima nella tua vita. Possono infatti stimolare la tua riflessione per comprendere cosa effettivamente ti manca, in cosa hai bisogno di migliorare, cosa vorresti si realizzasse nella tua vita.

Quando il tuo “io ideale” si fa sentire, è il momento di ascoltarlo.

Cosa vorrebbe ottenere? Cosa ti chiede di diventare? Quali passi pratici e concreti devi fare per soddisfarlo?

L’unico vero rimedio alla tua insoddisfazione è sederti a tavolino con te stesso e riordinare i tuoi valori, le tue priorità, i tuoi desideri. Hai bisogno di capire in modo chiaro e preciso che cosa è più importante per te, che cosa non puoi fare a meno di realizzare, cosa vuoi ottenere da te e dagli altri.

Per essere se stessi bisogna prima parlare con se stessi. Bisogna capire davvero cosa ti dà motivazione, cosa ti genera energia, cosa invece ti spegne, ti delude, ti amareggia.

 

Come essere se stessi: l’esercizio

 

Prova a dedicare 10 minuti ogni sera all’analisi della tua giornata, e a ciò che ti ha fatto sentire vivo e soddisfatto.

Scrivi, non lasciare tutto nella mente.

Se vuoi puoi acquistare questo diario, davvero fatto bene. È in francese, ma tanto ci devi scrivere tu, quindi questo non sarà un problema.

Sera dopo sera, prova a rileggere ciò che hai scritto i giorni precedenti, e a scovare quali temi ritornano, quali desideri si ripetono, quali profonde soddisfazioni hai provato, ed in quali occasioni.

Questo esercizio, già dopo pochi giorni, può aiutarti a delineare una lista dei valori importanti per te, e delle caratteristiche che senti di dover sviluppare per esprimere al meglio il tuo “io ideale”.

È un processo introspettivo che, di fatto, non finisce mai. Semplicemente perché ad ogni evoluzione che fai, il tuo io ideale farà un passo avanti.

E poi? Una volta che hai capito su cosa investire, ed in cosa migliorare?

Beh, semplice! Sei un intraprendente, no!? Quindi fai girare il cricetino nel cervello, e cerca tutte le soluzioni, i corsi, gli articoli, le relazioni, i personaggi, i libri, i blog che possono aiutarti ad imparare come essere ciò che vuoi essere, a diventare ciò che vuoi diventare.

Ricorda: migliorarsi continuamente è la più grande opportunità che l’essere umano ha per sentirsi realizzato, soddisfatto di sé e di ciò che ha saputo essere e diventare.

 

Conclusioni

 

La missione più grande di noi umani è quella di essere felici. E per essere felici abbiamo bisogno di essere noi stessi.

Sei te stesso quando ti ami così come sei.

E se ci sono parti di te che non ti consentono di amarti del tutto, vuol dire che è lì che devi migliorare.

Allora non lamentarti, non farti fermare da nulla. Fai l’esercizio dei 10 minuti, e sera dopo sera, scopri cosa è davvero importante per te.

E poi impegnati, con determinazione e resilienza, per migliorare te stesso, un passetto alla volta.

Perché in ultima istanza, se c’è una cosa che ti rende felice davvero, è sentire che stai evolvendo, che stai migliorando, e che passo dopo passo si realizza sempre più una migliore versione di te stesso.

Per quanto mi riguarda, sono qui per questo: accompagnarti con tecniche e riflessioni per la tua continua evoluzione personale.

A presto

Luca

PS: non trattenere le tue riflessioni! Scrivi nei commenti, e condividi coi tuoi cari questo post. Sii intraprendente! 😉

 

Approfondimenti

 



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