OTTIMISMO, INGENUITA' E LEGGE DI MURPHY - Homo Intraprendente

OTTIMISMO, INGENUITA’ E LEGGE DI MURPHY

  • Posted by Luca
  • On November 21, 2016
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OTTIMISMO, INGENUITA’ E LEGGE DI MURPHY

  • Posted by Luca
  • On November 21, 2016
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“Every little thing is -NOT ALWAYS- gonna be allright”

Lettura 10 minuti

Ostentare ottimismo in certi casi è davvero ridicolo.
Suvvia, siamo realisti: ci sono situazioni in cui oggettivamente non c’è nulla di bello da capire, né qualcosa da imparare, né un bicchiere mezzo pieno .
Ho trovato sul web qualche immagine di “ottimismo” un po’ eccessivo:

 

Certa gente se la va proprio a cercare, sfidando la sorte, anche a costo della propria vita.

E quando non sei tu a cercartela, non preoccuparti: c’è comunque Murphy che si preoccupa di te! La sua legge è la più conosciuta al mondo, quella per cui un toast che cade avrà sempre la faccia imburrata verso il pavimento, o se devi provare due chiavi quella giusta è sempre la seconda. E non vale appellarsi all’equilibrio della statistica, perché la statistica non ha potere davanti a lei.

Ma dove finisce l’ottimismo e dove inizia la follia? Cosa è genialità, cosa ingenuità e cosa sfortuna?

 

Facciamo chiarezza

Guardare il bicchiere mezzo pieno non ha nulla a che vedere con l’ottimismo. Se cerchi di autoconvincerti che il bicchiere sia pieno, parliamo di ingenuità. Se speri che l’acqua nel bicchiere sia sufficiente, siamo sul piano dei desideri o dell’insicurezza. Se ti focalizzi sull’acqua presente nel bicchiere per usarla al meglio, parliamo di mentalità dell’abbondanza. Ma in nessuno di questi casi possiamo parlare di ottimismo.

Ho letto articoli molto superficiali sull’argomento. In alcuni si dice che l’ottimista si pone aspettative basse, e quindi facilmente raggiungibili. Grazie a questo, essendo poco spesso deluso, pensa sempre positivo.

vistaIn altri si confonde il piano della realtà con quello dell’emotività. L’ottimista parrebbe uno che, in barba alla realtà, veda solo il positivo delle cose, e che prenda decisioni anche rischiose o affrettate sulla scia di questa prospettiva.

Chiaro che se fosse così, un ottimista si schianterebbe molto più di un pessimista, uno coi piedi per terra, che sa quanto sono complesse le situazioni, che conosce bene i rischi, e bla bla bla […inserisci qui tutto ciò che la tua parte genitoriale normativa ti porta a pensare di quei “folli” degli ottimisti…]. In quest’ottica esisterebbero situazioni in cui convenga essere pessimisti, per vedere le cose in modo “oggettivo” e non rischiare l’errore o il fallimento.

Ma in realtà non è così: l’ottimismo, quello vero, è un grandissimo strumento per migliorare la nostra ed altrui vita, persino sul lato sanitario e di benessere. Vediamo perché.

 

Il tuo Stile Esplicativo

Ottimismo e pessimismo dipendono dal cosiddetto “Stile di Attribuzione”, o “Stile Esplicativo”. Il primo a parlarne è stato lo psicologo americano Martin Seligman, uno dei padri della psicologia positiva.

Nel suo libro “Learned Optimism” (qui nella versione italiana), Seligman definisce lo Stile Esplicativo come il metodo che abbiamo per spiegarci un evento negativo.

Il pessimista tende a ritenere un problema come permanete, mentre l’ottimista lo considera solo temporaneo. “Succede sempre così” è una affermazione tipica da pessimista, mentre “questa volta è successo così” è la spiegazione dell’ottimista.

Il pessimista tende a generalizzare il problema. Immagina di essere uno studente che è stato bocciato ingiustamente ad un esame. Se fossi pessimista probabilmente dedurresti che “Tutti i professori sono ingiusti”, mentre se fossi ottimista diresti che “questo professore non è stato giusto”.

Infine, il pessimista tende a ritenere interna a sé la causa dell’evento negativo, mentre un ottimista la ritiene esterna. Ad esempio, al termine di una relazione il pessimista potrebbe pensare “mi ha lasciato perché non sono abbastanza bravo/buono/bello”, mentre l’ottimista penserà “non era pronto ad impegnarsi, quindi forse è meglio così”.

Bada bene che sia l’ottimista che il pessimista hanno un vissuto emotivo doloroso davanti al problema. L’ottimista non è una persona che non prova dolore, rabbia o paura, ma semplicemente si dà una spiegazione differente rispetto al pessimista.

L’ottimismo

34194560_mEssere ottimisti non vuol dire alterare la realtà o vederne solo una parte.

Non vuol dire essere ingenui, né illusi, né sognatori, bensì riconoscere che qualunque cosa accada abbiamo un certo grado di arbitrio per determinare le situazioni o almeno migliorarle. È prendere atto che il bicchiere è pieno fino a metà e che io ho la respons-abilità (abilità di risposta) di decidere come utilizzare quell’acqua.


L’ottimismo è la fiducia nel poter intervenire in ciò che non va, nel poter in qualche modo agire per migliorare le cose.

Vista così, si può facilmente collegare alla sicurezza e la stima che abbiamo in noi stessi. È evidente che una persona che nel profondo ha fiducia in sé e nelle proprie capacità, più facilmente penserà di poter intervenire sugli eventi per migliorarli ed apportare un contributo positivo.

Nell’ambito della Psicologia Positiva, si inserisce come fattore di positività verso il futuro, a fianco alla Consapevolezza (presente) ed alla Gratitudine (passato). È uno degli elementi fondamentali per entrare in stato di Flusso, come abbiamo imparato con Vishen Lakiani in questo articolo.

 

Cosa ti perdi se sei pessimista

Gli ottimisti hanno un sistema immunitario più forte, perché la sensazione di impotenza dei pessimisti diminuisce la produzione di linfociti T, responsabili della protezione da microbi intracellulari, i più pericolosi (Fonte: “Tumor rejection in rats after inescapable or escapable shock“, Madelon Visintainer, 1977).

Gli ottimisti vivono più a lungo. Lo testimoniano gli studi di Maruta, Colligan, Malinchoc, and Offord, che nel 2000 hanno verificato che lo Stile Esplicativo impatta sui rischi di morte precoce più del fumo (Fonte: “Optimists vs pessimists: survival rate among medical patients over a 30-year period“).

Avendo fiducia in sé stessi, gli ottimisti sono più propensi all’azione e operano con maggiore determinazione. Inoltre accettano e superano meglio le sconfitte, i rifiuti e le incomprensioni. Queste caratteristiche li rendono più forti e costanti nel lavoro, e pertanto ottengono più successo, maggiori risultati e migliori salari rispetto ai colleghi pessimisti.

Gli ottimisti spesso anticipano i pessimisti, perché la loro fiducia nel futuro li induce a focalizzarsi su ciò che sarà e non sul problema contingente.

Infine, l’ottimista più frequentemente visualizza nella propria vita soluzioni, eventi positivi, e la propria possibilità di influenzare gli eventi. Questo lo rassicura sempre di più, gli infonde più energia e vitalità, a tutto beneficio dei risultati che ottiene.

 

Diventare più ottimisti con la tecnica ABC

pericolo-daredevilselfieLa tecnica ABC è stata ideata dallo psicologo americano Albert Ellis negli anni ’50. Consiste nel monitorare il proprio dialogo interiore, per mettere in discussione le affermazioni che inconsapevolmente facciamo dentro noi e che influenzano il nostro ottimismo.

Il concetto di base è il seguente: ad ogni Avversità (Adversity) dentro noi diamo una spiegazione basata su una Credenza (Belief). In base a questa otterremo una Conseguenza (Consequence).

Ad esempio: la tua amata non ti risponde al telefono (avversità). Potresti pensare che ha il cellulare scarico (credenza), quindi riprovi dopo qualche ora (conseguenza). Oppure potresti pensare che non ti vuole più (credenza), quindi ti deprimi (conseguenza). O che oggi ha le scatole girate e non vuole parlarti, quindi cerchi una soluzione per recuperare, e così via.

In base a ciò che credi vero deciderai quale azione compiere, e di conseguenza avrai un risultato.

Il punto, quindi, è nella credenza che hai. Molto spesso ciò che crediamo vero, vero non è. E per giunta è proprio in questo passaggio che si attiva il pessimismo.

Quindi il trucco sta nel riconoscere ed analizzare la credenza che attiviamo ad una specifica avversità, e a quali risultati ci porta.

Prova questo esercizio pratico: ricorda un evento avverso degli ultimi giorni. Scrivilo. Adesso scrivi le emozioni che hai provato in quel preciso momento e cerca di riconoscere quale credenza hai attivato: non sono…, non so essere…, non riesco a…, quella persona è …, in quel luogo succede che…

Infine prova a mettere in discussione questa credenza: è sempre così o ci sono casi in cui non vale? È oggettiva? Cosa ti fa pensare che sia vera? Puoi ipotizzare che non sia vero quello che pensi? Può essere che le cose stiano in modo differente? Cosa accadrebbe in questo caso? Che conseguenza avresti, che reazione metteresti in atto?

Prova questo esercizio più volte specialmente rispetto alle situazioni che ti abbattono, ti tirano giù e ti tolgono energie.

 

Altre tecniche per sviluppare l’ ottimismo

 

  1. Il Test degli Intraprendenti. Spesso il pessimismo è il risultato di un allenamento a guardare la negatività. Questo può avvenire quanto vivi situazioni o hai abitudini che ti abbattono, ti tolgono le energie e la passione. Per questo ho pensato per te il Test degli Intraprendenti. Provalo qui.
  2. diario-di-bordoScrivi il tuo diario. Ogni sera prima di andare a dormire dedica 5 minuti a ricordare la tua giornata e scrivi su un diario le cose che ti hanno fatto stare bene, che ti sono piaciute e ti hanno divertito. È un esercizio potentissimo, che nel tempo modificherà i filtri che poni davanti alla realtà, e ti abituerà a donare attenzione alle cose belle che ti capitano, senza farti perdere la consapevolezza e la razionalità per gestire le situazioni delicate.
  3. Cura il tuo linguaggio. Attraverso un linguaggio negativo continuiamo ad autoconvincerci che le cose vadano sempre male, facendo esattamente l’esercizio opposto a quello del diario di cui sopra. Fai attenzione ad utilizzare termini come “male, brutto, impossibile, pesante” o espressioni generalizzanti come “sempre così, mai possibile”. Prova per 30 giorni a morsicarti la lingua quando sta per uscirti una parola o una espressione negativa prova a girarla in positivo, anche se ti sembra una forzatura. Invece di “male” prova a dire “non bene”, sostituisci “impossibile” con “sfidante”, “sempre così” con “a volte capita”, e così via.
  1. Accentua il bello delle cose. In ogni avversità, cerca in modo razionale e determinato la parte bella o costruttiva e fai lo sforzo di accentuarla. Come un fotografo che cambia prospettiva, mettiti nelle condizioni di poter vedere le stesse cose da un piano differente, per apprezzare motivazioni e significati diversi.
  1. Supera l’invidia. Se sei una persona invidiosa, sappi che l’invidia è una condanna per la tua felicità, soprattutto perché ti fa ragionare con pessimismo e scarsità. Ognuno ha la sua strada per realizzarsi, ognuno è come un seme che deve tirar fuori le proprie radici e germogliare. Lascia perdere gli altri e i loro successi, e lavora caparbiamente per i tuoi.
  1. Prendi il controllo delle situazioni. Se subisci le situazioni difficilmente potrai essere ottimista, perché il tuo futuro è incerto in quanto non sotto il tuo dominio. Prendi il controllo delle situazioni per te importanti, delle tue scelte e delle decisioni rilevanti per te.
  1. Sorridi. Sorridere non serve solo a tirar su il morale degli altri e a generare fiducia, ma anche e soprattutto a cambiare il nostro “assetto emotivo”. Fai la prova, proprio adesso. Fai un bel sorriso e tienilo per 20 secondi. Vedrai che la tua emotività cambierà immediatamente, e ti ritroverai subito più positivo e sereno.

 

Il tocco dell’Homo Intraprendente

L’ottimismo può essere anche selettivo. Come abbiamo visto, infatti, l’ottimismo dipende dalla fiducia in sé stessi. Quindi potresti scoprirti ottimista solo in alcune aree della tua vita (professione, relazioni, amicizia, ecc), quelle in cui sei più sicuro di poter determinare l’andamento delle cose o di poterle migliorare.

È importante riconoscere quali sono le aree in cui ti senti meno “confident”, perché il pessimismo in una specifica area della propria vita può influenzare la soddisfazione ed il senso di realizzazione complessivo della nostra vita.

A questo scopo ti consiglio di metterti a confronto con la Ruota della Vita: riempi le diverse aree di questo grafico in base a quanto ti senti ottimista (capace di determinare le cose e migliorare le situazioni) in ogni specifico ambito. Le aree meno piene saranno quelle da cui partire con la tecnica ABC e le altre tecniche descritte sopra.

   

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Grazie per aver letto fin qui. Se l’articolo ti è piaciuto condividilo, ed aiutami a diffondere queste buone riflessioni di consapevolezza e crescita personale.

Se lo vuoi puoi lasciare il tuo pensiero nei commenti!

A presto

Luca

 

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