IL MITO DEL TALENTO - HomoIntraprendente.it

IL MITO DEL TALENTO

  • Posted by Luca Leandro
  • On October 9, 2017
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IL MITO DEL TALENTO

  • Posted by Luca Leandro
  • On October 9, 2017
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Non sono le tue caratteristiche a definirti, ma le tue abitudini e l’ambiente in cui vivi

 

tempo lettura 7 min.

In questo articolo sfatiamo il mito del talento. Vediamo come l’evidenza scientifica smentisce l’esistenza di talenti naturali, e quali sono i fattori che possono farti sviluppare i talenti che desideri.

 

Quando si parla di talenti ognuno di noi saprebbe perfettamente indicare persone che nel proprio settore hanno risultati eccellenti.

Sportivi, manager, scrittori, musicisti, scienziati. Ognuno di loro ha un talento, una marcia in più, che lo rende unico, speciale, inimitabile.

Strano, però, che pensando a gente talentuosa, mai ti venga in mente il talento di tua nonna nel prepararti quella buonissima crostata, o del tuo professore preferito che a scuola ha saputo ispirarti e farti amare la sua materia. Strano anche che non ti vengano in mente qualità “negative”, come la scontrosità, l’insicurezza o il disordine. Di fondo anche in qualità negative si può essere bravissimi…

L’idea di talento che la nostra società ci insegna nasconde due importanti tranelli, che ti demotivano, ti frenano, e limitano la tua realizzazione.

Per capire di cosa si tratta partiamo con un po’ di biologia.

 

Teorema #1: Siamo “animali superiori”

Ci sono animali che nascono già con un sistema neurologico predefinito, che non cambia, e che si trasmette così com’è di generazione in generazione.

Le formiche, ad esempio, non insegnano ai propri piccoli come trovarsi da mangiare: questa categoria di animali ha un cervello già conformato, che include in modo innato le soluzioni per la sopravvivenza del singolo e della specie.

Animali più evoluti, invece, possono apprendere.

Tra questi, l’Essere Umano è il più evoluto: nasce con un cervello non del tutto sviluppato, e con una quota molto importante della propria materia grigia ancora non finalizzata, ovvero priva delle sinapsi necessarie a determinarne la funzione. In base a come e quando queste sinapsi si creeranno, cambieranno i circuiti neuronali, e con essi i pensieri, gli automatismi, la personalità e persino numerose caratteristiche fisiche dell’individuo.

La scienza parla di “Teoria dell’Imprinting”, che è valso il Nobel a Lorenz Konrad, e l’evidenza empirica ci ha fornito numerosi casi in cui umani cresciuti nella foresta con colonie di scimmie sono cresciuti e si sono sviluppati con caratteri tipici della comunità in cui hanno vissuto, inclusi persino i peli sul corpo.

Ecco perché l’essere umano viene definito “Animale Superiore”: è capace di adattarsi all’ambiente, di apprendere, e modificare sé stesso in base alle condizioni che la vita gli presenta.

La flessibilità del suo cervello è massima nei primi anni di vita e va diminuendo via via che l’individuo cresce. Tuttavia anche dopo la completa formazione del cervello, l’essere umano può aggiungere e cambiare le proprie sinapsi, creandone di nuove.

Come?

Con le abitudini.

Stimolare il proprio corpo ad una specifica attività rende il cervello sempre più allenato al coordinamento, alla resistenza e all’apprendimento in quello specifico campo. Allenarsi in uno sport ti rende più resistente e coordinato in quella specifica attività, dipingere ti rende più preciso con il pennello, e così via.

Medesima dinamica vale per i pensieri. Se ti alleni in matematica, automatizzi le abilità di calcolo, se ti alleni a scacchi automatizzi la predizione e la definizione di strategie, se ti alleni a guardare ciò che non va diventi pessimista, se ti concentri spesso sulle opportunità impari a creare soluzioni, e via discorrendo.

In due parole: le capacità e le qualità che nel tempo acquisisci sono il risultato delle abitudini fisiche e mentali che coltivi.

Quindi:

  1. Ciò che sei dipende da ciò che hai fatto e pensato. Se vuoi essere diverso devi fare e pensare cose diverse.
    Finché passi il tempo a lamentarti delle qualità che non hai, non migliorerai. Il tuo cervello è fatto per evolvere. Sta a te dirigerlo ed educarlo.
  2. Non hai scuse: non sei troppo grande né troppo vecchio per imparare, cambiare, migliorarti sempre. La potenzialità per migliorare è sempre lì, a tua disposizione, perché sei sempre in tempo per modificare le tue sinapsi.

 

Il primo tranello del Talento

 

Capite le basi biologiche del talento, possiamo affermare che il talento non è una dote naturale. Non piove dal Cielo, così, per caso.

Dal Cielo hai ricevuto un dono molto più grande: la possibilità di sviluppare il TUO talento, quello che desideri, quello che ritieni valga il tuo investimento.

Gli studi di Anders Ericsson confermano che non sono casuali neanche talenti da sempre ritenuti innati, come ad esempio il cosiddetto “orecchio assoluto”. Ericsson, infatti, è arrivato all’evidenza che anche l’orecchio assoluto è il risultato di un lungo e costante allenamento di quelle parti del cervello che sono delegate all’analisi dei suoni.

Se credi nel talento ricevuto “per grazia divina”, giustificherai i tuoi insuccessi con la mancanza di un fato benigno. I successi, invece, derivano dal giusto allentamento, e quindi, da te.

 

Teorema #2: Siamo fatti per la realizzazione

 

Nel bellissimo video “Why Leaders Eat Last”, Simon Sinek illustra quali sono gli ormoni che determinano la maggior parte delle nostre emozioni e delle nostre reazioni fisiologiche nel campo professionale, campo in cui si mescolano fatica, obiettivi e rapporti sociali.

Tra questi, solo due ormoni ci donano un vero e profondo senso di pienezza e realizzazione: Serotonina e Ossitocina.

Quando il tuo corpo li produce? Quando raggiungi uno status sociale di cui sei orgoglioso, quando gli altri sono fieri di te, quando aiuti qualcuno che ha bisogno e senti nel profondo di essere stato utile.

Nulla a che vedere con l’auto-determinazione, quindi. La vera realizzazione, che ti piaccia o no, è biologicamente legata a doppio filo con il tessuto sociale in cui vivi e con “il branco” di cui fai parte. Se sei un soldato sarai giudicato e ti autogiudicherai in base al tuo coraggio; se sei giocatore di calcio il metro di giudizio saranno i goal, o gli assist, o le parate; se lavori nella ricerca il metro di giudizio sarà il tuo “Impact Factor”, e così via.

Ora: in funzione di qual è “il branco” di cui desideri far parte, tu giudicherai te stesso.

Ma se desideri appartenere ad un branco, e di fatto vivi con un altro, la tua è una condanna all’infelicità, perché ti giudicherai sempre con metri non appropriati.

Se sogni di creare campagne pubblicitarie per aziende di successo, e ti trovi a registrare fatture in contabilità, non avanzerai mai rispetto alle metriche che ami, e, al contrario, sarai giudicato su metriche che non ti appartengono veramente. Questa situazione è un chiaro seme per la tua demotivazione.

Siamo biologicamente fatti per sentirci compiuti, soddisfatti, realizzati. E l’ambiente che frequentiamo determina i parametri su cui ci giudichiamo e veniamo giudicati, influenzando il nostro grado di realizzazione.

 

Il secondo tranello del Talento

 

Quando desideri la genialità di Steve Jobs, la voce di Whitney Houston o il fascino di George Clooney, è probabile che tu stia giudicando te stesso secondo un metro che non è quello del tuo branco.

Stai proiettando te stesso in un altro branco, e ti stai mettendo a paragone con il “maschio Alfa” di quel gruppo. Risultato? Non senti di avere il giusto “talento”.

Ma il talento è relativo al branco di cui fai parte! Se il tuo branco è la famiglia, il tuo talento può esprimersi nell’ascolto dei tuoi figli, nel supporto al tuo partner o nella crostata al cioccolato che solo tu sai fare. Se il tuo branco è il reparto ospedaliero in cui lavori, il tuo talento sarà la competenza medica, la sensibilità umana verso il paziente, e così via.

Scegli il tuo branco, e sviluppa i tuoi talenti in quell’ambito. Ma il branco devi sceglierlo, come se ti ci stessi sposando, perché è sulla base di quello che verrà misurata buona parte della tua soddisfazione.

 

Conclusioni

Sin dalla nascita hai un DNA, con alcune caratteristiche peculiari. Questo è fuori di dubbio.

Ma il valore delle tue abitudini, fisiche e mentali, è incredibilmente potente rispetto al raggiungimento dei tuoi desideri.

Negli ultimi decenni persino la genetica sta dando ragione a questa tesi. L’Epigenetica, nello specifico, ha dimostrato che l’ambiente in cui vivi, lo stile di vita che conduci, le malattie che hai e la dieta che adotti influenzano in modo significativo la presenza nel tuo corpo di proteine capaci di attivare o disattivare specifici tratti del tuo DNA!

Questa è solo una ulteriore conferma di quanto abbiamo visto in questo articolo: il talento non si riceve, si sviluppa.

Per svilupparlo hai bisogno delle giuste abitudini e di scegliere il giusto “branco” di cui far parte.

Quindi non credere al mito del talento. Decidi piuttosto in cosa vuoi eccellere e mettiti al lavoro!

Perché evolvere è un piacere, e camminare verso la migliore versione di sé dona immensa soddisfazione.

È un piacere accompagnarti in questo cammino, non mollare mai!

 

Luca



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  • Fulvio Lea

    bellissimo questo articolo! lo trovo davvero molto illuminante nel capire come bisogna concentrarsi su di se e sui propri obiettivi piuttosto che proiettarsi in “branchi” che non ci appartengono 🙂

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